Archivio per Febbraio, 2006
Intervallo

(senza parole)
| Tempo fa Mariano Gagliano procuratore della repubblica di San Remo, ha riaperto il caso Tenco disponendo la riesumazione della salma. La salma riesumata è stata sopposta ad autopsia, e si è confermata l’ipotesi del suicidio. Però pallotola che si pensava di trovare nel cranio del cantante non è stata trovata, in compenso è stato trovato il foro di uscita della stessa. Il caso è stato dichiarato chiuso, ma non so, personamente trovo che i conti non tornino… Lasciando stare le ambiguità del ‘67, credo che il caso non si possa chiudere così… Non è stata trovata la pallottola, sarebbe quanto meno necessario poter verificare che a sparare sia stata proprio la pistola trovata vicino al corpo di Tenco, ora in possesso dei famigliari. |
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Si è detto che la pallottola sarà cercata adesso, perchè dovrebbe essere conservata da qualche parte… Bah… Chissà …
E’ triste comunque il fatto, che i media si siano ricordati di Tenco solo dopo la disposizione della riesumazione della salma. Non è giusto che un grande artista come Tenco venga citato e ricordato solo per via delle vicende di cronaca legate alla sua morte.
Tenco è stato senz’altro uno dei più gradi cantautori italiani, deve essere ricordato per questo e solo per questo.
Vedrai, Vedrai
(Luigi Tenco)
Quando la sera me ne torno a casa, non ho neanche voglia di parlare. Tu non guardarmi con quella tenerezza, come fossi un bambino che ritorna deluso. Si lo so Vedrai, vedrai, Vedrai, vedrai, Preferirei sapere che piangi, Mi fa disperare, Vedrai, vedrai, Vedrai, vedrai, |
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Che farò lontan da te pena dell’anima,
senza vederti, senza averti, nè guardarti
anche lontano non vorrò dimenticarti,
anche se è ormai impossibil il nostro amor.
Come levare via il profumo al fiore?
Come togliere al vento l’armonia?
Come negar che ti amo vita mia?
Come togliermi in petto questa passion?
E a veder che crudel destino ora ne viene,
ma che l’ombra ora ci prenda più mi addolora.
Il mio cuore mi dice che non può seguirti ancora,
e nemmeno questa angustia sopportar.
Come levar alle stelle via il bagliore?
Come impedir che corra il fiume al mare?
Come negar che soffre il petto mio?
Come levar dall’anima questa passion?
Come levare via il profumo al fiore?
Come togliere al vento l’armonia?
Fuori dalle braccia tue sulle ginocchia mie,
così levarmi in petto questa passion?
Fuori dalle braccia tue sulle ginocchia mie,
così levarmi in petto questa passion?
La linea d’ombra, la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita mia mi trovo, a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo.
Mi offrono un incarico di responsabilità . Portare questa nave verso una rotta che nessuno sa. E’ la mia età a mezz’aria in questa condizione di stabilità precaria, ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto, mi giro e mi rigiro sul mio letto, mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome. Il fondo del caffè confonde il dove e il come, e per la prima volta so cos’è la nostalgia la commozione. Nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione, per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone.
E’ dolce stare in mare, quando son gli altri a far la direzione, senza preoccupazione soltanto fare ciò che c’è da fare e cullati dall’onda notturna sognare la mamma… il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità . Mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante, mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante. Il pensiero della responsabilità si è fatto grosso, è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto.
Di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio, lui giovane io vecchio, le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio: “la vita non è facile ci vuole sacrificio, un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione” arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione.
E adesso, è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione, guardando il cielo un senso di oppressione, ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà .
Che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono, accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera, dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera, ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare.
Mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo l’astrologia che mi racconta il cielo galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare, ma questa linea d’ombra non me la fa incontrare.
Mi offrono un incarico di responsabilità . Non so cos’è il coraggio se prendere e mollare tutto, se scegliere la fuga, od affrontare questa realtà difficile da interpretare, ma bella da esplorare, provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare.
Portato questo carico importante a destinazione, dove sarò al riparo dal prossimo monsone?
Mi offrono un incarico di responsabilità . Domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire, getterò i bagagli in mare studierò le carte, aspetterò di sapere per dove si parte, quando si parte.
E quando passerà il monsone dirò: “levate l’ancora, diritta, avanti tutta, questa è la rotta, questa è la direzione questa è la decisione”.
L’Oroscopo
L’Oroscopo
L’oroscopo. Non ho mai creduto all’oroscopo, neanche quando ero piccolo e scemo e non sapevo che basasse la sua teoria su qualcosa di completamente immaginario. Quando capita però lo leggo per passatempo, giusto per ridere un po’ e perchè lo considero comunque una forma di intrattenimento. L’altra sera ero a casa e parlavo su msn con il mio amico, non ché bassista preferito, non ché migliore bassista che conosca: Nico, anche lui non crede all’oroscopo e mi scrive questa frase:
“Ho finito di leggere l’oroscopo, sai na cosa? Non so perchè ma a me dice sempre: <<Oggi sarà una splendida giornata …se non fosse per culanio che si contrappone a cazzonia creando tanta sfiga…>>. Me lo dice sempre , ke palle! “
Descrive perfettamente quello che è il mio pensiero sull’oroscopo.
Sogni D’Oro?
“Sogni D’oro” … Quando qualcuno mi dice “Buona notte e sogni d’oro“, penso: “Grazie per la buona notte” ma ogni volta mi chiedo: se “Sogni d’oro” sia un augurio o una minaccia.
E’ vero, sognare è bello sul momento. Nel momento in cui il “sogno d’oro” lo si vive, senz’altro è qualcosa di molto gratificante, i sogni “d’oro” essendo la “materializzazione” dei desideri più forti, per forza di cose devono necessariamente essere meravigliosi da vivere; però pensandoci, se è vero che notte tempo si è avuta l’impressione di toccare il cielo con un dito, è vero anche che al momento del risveglio ci si mette pochi secondi a riprendere il contatto con la realtà .
Il risveglio dopo la sognante notte è “divertente” perchè se il sogno vissuto è stato particolarmente reale, nel momento in cui si dischiudono gli occhi, in quello stato di semi incoscienza post sonno, resta in testa la convinzione che tutto sia accaduto per davvero, ed è strano quello che si assapora in questo stato. Naturale si impone il sorriso ebete. Tale stato purtroppo o per fortuna dura pochi istanti, davvero è questione di pochi secondi, secondi che si contano sulle dita si una mano. Dico per fortuna perchè restare convinti di una cosa irreale sarebbe davvero triste eh…
Dopo questa manciata di secondi, si viene proiettati a gran velocità verso il muro della realtà , lo stato di semi incoscienza svanisce di botto e in un lampo il sorriso ebete scompare per dare alle labbra la possibilità di muoversi e scandire chiaramente la prima imprecazione che passa per la testa. In pochi secondi si passa da uno stato di beatitudine ad uno stato che rasenta lo stato depressivo.
Ma questo non è l’ultimo degli stadi del risveglio, fortunatamente lo stato depressivo va via in modo celere anche lui, certo non in modo altrettanto celere come il precedente, dura infatti qualche secondo in più e non svanisce immediatamente, va via piano piano. Lascia spazio ad una allegra anche se intrinsecamente e impercettibilmente drammatica, vena auto ironica. Questo è l’ultimo e il più lungo degli stadi del risveglio “d’oro”. Adesso si finisce per ridere sulla tristezza che l’impatto con la realtà ha portato alla mente nel precedente stadio. Si finisce per ridere. Ridere forse per non piangere. Ridere al grido di: ” ma come diavolo ho fatto a crederci davvero?? “. Il fatto di averci creduto, anche se solo per qualche secondo sembra ridicolo, e quindi si ride di quella “ingenuità infantile” artefice della beatitudine iniziale.
Ci si sveglia completamente in uno stato di equilibrio, come se carica la positiva iniziale e la carica negativa generatasi successivamente, nella terza fase si siano vicendevolmente annullate. Un dubbio resta. Uno solo. Ne è valsa la pena? Vale la pena fare “sogni d’oro”? Vale la pena sognare?
Con gli incubi è tutto più semplice, nel momento del primo risveglio - quello lì che dura pochi secondi - si è immersi nel panico, ma il panico va via definitivamente quando si presenta alla porta la realtà . Il panico va via e ci si sveglia di buon umore pensando che ciò che ha spaventato non esiste. Se invece si tratta di sogno, resta in addosso il dramma della consapevolezza di non aver vissuto nulla in realtà e la convinzione che probabilmente mai si potrà vivere quello che si è solo immaginato in maniera così reale.
Per questo mi chiedo: ” ‘Sogni d’oro’ è un augurio o una minaccia? “.
E adesso vado a nanna.










